Messaggio di Pasqua 2007

Monsignori,
Padri e fratelli miei nel sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle in Cristo,

“ Se il Cristo non è resuscitato, la vostra fede è vana”. Così scrive San Paolo nella prime lettera ai Corinzi. L’apostolo è afflitto nell’apprendere che certi membri di queste nasciente comunità, tanto cara al cuore suo, mettono in causa quello che è il fondamento delle grande esperienza cristiana : la resurrezione del Signore. Ella è la pietra angolare sul quale poggia tutta la predicazione paolina, sulla quale si poggia tutta quanta la fede della Chiesa.

Oggi, sono assai gli uomoni che inciampano su questa realtà della resurrezione. Tuttavia bisogna riconosciere che una gande maggioranza di uomini ammettono che c’è qualche cosa dopo la morte, può darsi, anche un’altra vita. Tutte le religioni hanno il loro proprio dire sul soggetto, e stupefacente, anche degli agnostici si sono addentrati nel’evento per poter così, esprimere il loro pensiero. È veramente difficile pensare che tutto il vissuto dell’umanità va sprofondare nel nulla. Possiamo vivere con un tale pensiero mortificante ?

Notiamo che San Paolo, non ci invita a credere nelle resurrezione come qualche cosa che procede tutta sola, autonomamente, ma dice : « Se Cristo non è resuscitato ! » L’accento è posato sopra le persone propria di Cristo. La resurrezione non è un’idea astratta, une credenza più o meno vaga, un pensiero divertente, festoso È innanzi tutto una autentica realtà. Vissuta e provataci dal Dio incarnato disceso nel soggiorno dei morti, e ne è rimontato allo scadere dei tre giorni.

Cristo risorto ha un modo particolare di manifestarsi ai testimoni di questo evenimento : dice alle donne venute sulla tomba ; « Rellegratevi » (Mt. 28,9) ; dice a Maria di Magdala « Non toccarmi ! » ma a Tomaso : « metti la tua mano nelle mie piaghe » a Pietro ripete ben tre volte « Tu, mi ami ? » e, a Paolo gli appare sulla strada di Damasco in un bagliore accecante. Cerchiamo di domandarci come Cristo resuscitato si manifesta nella vita di ciascuno di noi, come ci conduce « dalla morte verso la vita, dalla terra sino al cielo, cantando l’inno della Vittoria » Questo è Cristo resuscitato, vincitore sulla morte con cui comunichiamo quando, nelle liturgia, si dona, si concede in nutrimento, e ci trasmette così la sua energia per così spezzare i catenacci che ci trattengono prigionieri ombreggiati all’ombra della morte. Certamente non gusteremo mai all’abbagliante esperienza che colse Paolo in cammino verso Damasco. Il nostre personale cammino verso Damasco si estenderà durante tutto il corso della nostra vita terrestre, ma alla fine zampillerà dello stesso bagliore, allora esploderà in noi la gioia infinita, perchè Cristo è resuscitato. È resuscitato veramente !

Parigi 8 april 2007

Cattedrale Santo Alessandro di Nevsky.
Arcivescovo Gabrièle di Comane
Esarco del Patriarca Ecumenico

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